IL DISSENSO NON È UN REATO. AL FIANCO DELLA COMUNITÀ STUDENTESCA
Come rete femminista e transfemminista dei Centri Antiviolenza del Lazio, siamo al fianco della comunità studentesca che manifesta in Italia e in Europa per un futuro più giusto, chiedendo diritti, sicurezza sociale, lavoro dignitoso, case accessibili, scuole sicure e sanità pubblica.
In un mondo che investe nel riarmo sottraendo risorse ai servizi essenziali e normalizza la guerra e le disuguaglianze, le giovani generazioni rivendicano condizioni di vita dignitose e giustizia sociale. La risposta, però, è troppo spesso la repressione anziché l’ascolto, come dimostrano le misure punitive adottate a discapito di investimenti in educazione, servizi e opportunità. Le giovani generazioni sanno bene per cosa lottano: è la politica che dove ascoltare.
Come Centri Antiviolenza, sappiamo che la libertà dipende anche dalle condizioni economiche in cui si vive. Precarietà, dipendenza economica e rapporti di potere possono limitare l’autodeterminazione e alimentare la violenza. Per questo sostenere il diritto al dissenso per noi significa difendere la libertà di scegliere, esprimersi e mettere in discussione ogni forma di autorità.
I dati sulla violenza contro minorenni ci dicono dell’urgenza di investire in prevenzione, educazione alle relazioni e al consenso, servizi accessibili e reti di sostegno. La violenza va contrastata con strumenti concreti, non con il silenzio o risposte esclusivamente punitive.
Noi dei centri Antiviolenza sappiamo che bisogna distinguere la violenza dal conflitto: la prima si fonda sul controllo dei corpi e sulla sopraffazione, mentre la seconda può far emergere ingiustizie e generare cambiamenti.
La protesta e la rabbia di fronte ai diritti negati non sono, di per sé, violenza. La storia ci insegna che mettere in discussione l’ordine costituito non sempre rappresenta una minaccia.
Chiediamo al Governo di ritirare le misure repressive annunciate e di rispondere concretamente alle rivendicazioni studentesche. Chiediamo ai mezzi di informazione di dare spazio alle ragioni delle mobilitazioni e alle istituzioni di tutelare il diritto di manifestare.
Come femminist3 e transfemminist3, siamo al fianco di una generazione che rifiuta la guerra come destino, la precarietà come normalità e il silenzio come obbedienza. Prevenire la violenza significa trasformare le condizioni culturali, economiche e sociali che alimentano la subordinazione.
Il dissenso non è un reato. Il conflitto non è violenza. La libertà non si reprime: si difende e si pratica, insieme
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