Il fiore del partigianoEra il 22 ottobre del 1943, lo stesso giorno in cui arrivava ad Auschwitz il treno della deportazione, partito quattro giorni prima dalla Stazione Tiburtina, carico di prigionieri accalcati dai tedeschi nei vagoni infernali.

Era mattina, a Pietralata, la borgata poco distante da quella che allora era una piccola stazione romana, quando dieci uomini persero la vita.

Una quarantina di partigiani del Movimento Comunista d’Italia – Bandiera Rossa Roma dava l’assalto al Forte Tiburtino, per entrare in possesso di viveri, medicinali e armi.

Arrivati i reparti delle SS si scatenò un conflitto. 22 partigiani furono catturati e
9 di loro furono condotti nei pressi del costruendo carcere di Rebibbia, dove gli fu imposto di scavare una fossa due metri per tre.

Alle 5 del mattino del 22 ottobre, i loro corpi cadevano nella fossa, dopo che un colpo alla nuca li colpì.

Nel gruppo dei dieci condannati a morte vi era anche il giovane quattordicenne Guglielmo Mattiocci con un paio di stivali che piacevano al caporale.
Il ragazzo li consegnò al tedesco e grazie a questo gesto si salvò. Fu condotto a Regina Coeli, fino al 4 gennaio del ’44, quando venne inviato in un campo di prigionia.

Al suo posto, quella mattina, fu preso e fucilato un malcapitato che attraversava la Tiburtina in bicicletta.

Oggi quella fossa è coperta dall’oblio e ingabbiata all’interno del perimetro del carcere di Rebibbia.

Mercoledì 23 ottobre, a via Tiburtina, Anpi, associazioni, cittadine e cittadini poseranno la prima pietra di un monumento che servirà come simbolo e memoria della lotta partigiana e democratica nel nostro territorio.

Da lunedì 21 al 23 ottobre, tre giornate di incontri e testimonianze nel quartiere rappresenteranno una pagina dimenticata della storia della Resistenza romana e serviranno a raccogliere i fondi per la costruzione del monumento.

Io ci sarò.

 

pubblicato il 22/10/2013 su http://www.huffingtonpost.it

 

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