La scuola fa la differenza: inizio dei corsiNon è mai troppo tardi per imparare ma, a volte, certe cose è meglio impararle da subito. Come a crescere senza il retaggio culturale delle differenze di genere, a studiare in un ambiente dove sei semplicemente una persona. Dove il sessismo non permea l’aria che respiri. E lo si fa partendo dalle scuole di infanzia e dagli asili nido, come succede a Roma, dove qualche giorno fa (il 20 gennaio 2014) è partito “La scuola fa differenza”, un progetto voluto dall’ dall’Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale che vedrà 200 insegnanti coinvolti in 8 corsi formativi.

Un percorso volto alla decostruzione e al superamento, degli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini. Un tema non peregrino se si guarda alla Svezia, e ai paesi scandinavi in generale, in cui le differenze di genere sono eliminate fin dall’asilo grazie a percorsi educativi ben orientati. Secondo quanto riportato dal magazine “Un mondo di Italiani”, ad esempio, in una scuola materna di Stoccolma, la Egalia, i giochi sono neutri, i bambini sono incoraggiati a sperimentare tutto, dalle macchinine alle cucine giocattolo alle costruzioni e sono stati banditi dalle aule sia i grembiulini che i pronomi maschili e femminili.

In Italia è la prima volta che un Ente locale investe risorse in modo sistematico sulla formazione per queste tematiche, realizzando un corso obbligatorio dedicato anche a chi lavora con la fascia di età 0-3 anni.

Il percorso di aggiornamento professionale, ideato e coordinato dall’Associazione di promozione sociale Scosse – Soluzioni Comunicative Studi e Servizi Editoriali, con la partecipazione di Archivia – Biblioteca Archivi Centri Documentazione delle donne, investe l’intero territorio della città di Roma, coinvolgendo, dal centro alla periferia, 16 istituti in un programma di 176 ore di insegnamento, articolate in un ampio percorso laboratoriale, basato sullo scambio e sulla co-costruzione dei saperi. (Fonte Associazione Scosse)

Non c’è da meravigliarsi se la sensibilizzazione verso l’annullamento delle differenze di genere è in aumento. A dicembre 2013, un sondaggio della associazione inglese Girlguiding ha evidenziato come su 1.300 ragazze dai 7 ai 21 anni, la stragrande maggioranza ha segnalato un livello di sessismo definito “scioccante”.  Il  report Girls’ Attitudes ben evidenzia come siano diffusi gli atteggiamenti sessisti, e sentimenti negativi che ne derivano per le ragazze, e come siano pervasivi sin dall’infanzia per la loro diffusione in particolare tra i banchi di scuola. L’87% delle intervistate pensa che i giudizi sul loro conto saranno basati sul loro corpo (e non sul loro cervello). Più di un terzo (36%) è stata indotta a considerarsi stupida per il fatto di essere femmina (e la percentuale arriva fino al 60% se si isola il dato del gruppo 16-21 anni).

Molto diffusa, sin da piccoli, è la chiara percezione dell’importanza dell’aspetto fisico, una “appearance pressure che le stesse giovani attribuiscono alla raffigurazione nei media e della società: l’80% (dagli 11 anni in su) pensa che in tv si parli troppo del peso corporeo delle donne e ben il 71% dichiara di voler perdere peso. Non solo, 1 bambina su 5 alle scuole primarie (dai 7 agli 11 anni) ha riferito di essere già stata a dieta almeno una volta (e un 21% dice di aver provato la dieta di una vip). (Fonte InGenere.it)

I pregiudizi su “come sono” e “cosa piace” ai maschi e alle femmine sono spesso assunti in maniera inconsapevole dal corpo docenti, presenti anche nelle immagini e nei testi dei libri, e trasmessi dal corpo docente ai piccoli alunni. Questi stereotipi, con il tempo, creano condizionamenti negativi, hanno un forte ascendente sul futuro scolastico, la scelta della professione e la vita personale.

Con questa consapevolezza, La scuola fa differenza vuole contrastare, fin dalla primissima età, le condizioni culturali e sociali che favoriscono la violenza sulle donne, i fenomeni di omofobia e di bullismo, proponendo modelli aperti e plurali di identità, famiglia e genitorialità. Una scommessa che vogliamo tutti sia vinta!!!

pubblicato il 24/01/2014 su

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