—  Monica Pasquino, ROMA,

Istruzione. Sabato e domenica a Roma più di 200 associazioni partecipano ad un convegno nato come risposta al clima reazionario e agli attacchi del vicariato contro l’educazione sentimentale nella scuola pubblica

Due­cento asso­cia­zioni, comi­tati di geni­tori, cen­tri anti­vio­lenza, gruppi di inse­gnanti, coo­pe­ra­tive sociali, spazi occu­pati, com­mis­sioni isti­tu­zio­nali di enti locali, case delle donne, reti fem­mi­ni­ste, case edi­trici per l’infanzia, com­pa­gnie tea­trali e ludo­te­che di tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale, da Sira­cusa a Trie­ste, da Cosenza a Bergamo.

Decine di appun­ta­menti pre­pa­ra­tori auto­con­vo­cati, da grandi città e pic­coli cen­tri,  da Milano a Monterotondo.

Sette tavoli di lavoro tema­tici pre­vi­sti, con oltre cento inter­venti pre­vi­sti da tutta Ita­lia e sele­zio­nati attra­verso una call pubblica.

Sono que­sti i numeri di Edu­care alle dif­fe­renze, l’appuntamento del 20 e 21 set­tem­bre per sta­bi­lire siner­gie e con­nes­sioni tra chi rea­lizza pro­getti dedi­cati all’inclusione sociale, alla valo­riz­za­zione delle dif­fe­renze, alla pre­ven­zione alle vio­lenze e alle discri­mi­na­zioni fon­date sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale.

Nella due giorni emer­ge­ranno i punti di forza, le rac­co­man­da­zioni e le buone pra­ti­che di chi, nel nostro Paese, si occupa quo­ti­dia­na­mente di for­ma­zione, den­tro e fuori la scuola.

L’iniziativa, nata mesi fa da tre pic­cole asso­cia­zioni per repli­care a un clima rea­zio­na­rio e agli attac­chi del vica­riato con­tro una serie di pro­getti per l’educazione sen­ti­men­tale, usati stru­men­tal­mente per scre­di­tare la scuola pub­blica, è cre­sciuta oltre ogni pre­vi­sione, gra­zie al pas­sa­pa­rola e alla forza dell’autorganizzazione. Per il pros­simo fine set­ti­mana si pre­vede l’arrivo di cen­ti­naia di per­sone da tutta Italia.

Il grande inte­resse che Edu­ca­zione alle dif­fe­renze ha susci­tato è dovuto a un biso­gno dif­fuso che affligge chi opera con l’infanzia e nelle scuole: rispon­dere alla tra­sfor­ma­zioni sociali, alla crisi del lavoro che diventa crisi delle fami­glie e dei modelli di genere, in modo arti­co­lato e siste­ma­tico, supe­rando la fram­men­ta­rietà, le pro­get­tua­lità annuali, le pro­gram­ma­zioni discon­ti­nue e le atti­vità rapsodiche.

La mini­stra dell’istruzione Gian­nini e il capo del governo Renzi non hanno que­sti temi tra le prio­rità della loro rivo­lu­zione sco­la­stica. Eppure, come ci ricor­dano le Rac­co­man­da­zioni del Con­si­glio d’Europa, per pro­muo­vere la sicu­rezza sociale, per com­bat­tere il ritorno dell’eroina nelle strade, per con­tra­stare il feno­meno delle baby squillo, l’esplosione di bul­li­smo e la cre­scita delle ludo­pa­tie, l’unica strada è la pre­di­spo­si­zione di poli­ti­che sco­la­sti­che e piani d’azione per pro­muo­vere l’uguaglianza e il rispetto di sé e delle diversità.

In una cul­tura indi­vi­dua­li­sta, com­pe­ti­tiva e depressa, che si sente minac­ciata dal nuovo e dal diverso, la scuola è il primo spa­zio nel quale svi­lup­pare la cono­scenza reci­proca e col­ti­vare fidu­cia e curio­sità. Ma non solo, è anche la risorsa pri­vi­le­giata per aiu­tare il pro­cesso di svi­luppo e con­sa­pe­vo­lezza della iden­tità di genere e dell’orientamento ses­suale, favo­rendo una cre­scita serena, la stima in se stessi e il dia­logo in un clima posi­tivo e accogliente.

Ci sono tanti modi per cam­biare la scuola e gra­zie ad essa la società, aumen­tare il numero dei pre­cari, sot­to­pa­gare gli inse­gnanti e met­terli l’uno con­tro l’altro, for­tu­na­ta­mente, non è l’unico.

* Asso­cia­zione Scosse

pubblicato il 16/09/2014 su http://ilmanifesto.info/a-scuola-di-differenze-contro-le-discriminazioni-di-genere-e-sessuali/

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