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Gender a scuola, Stefania Giannini attacca: “È una colossale truffa, pronti alla denuncia”

Il ministro dell’Istruzione replica agli strali del mondo ultracattolico scagliato contro la riforma scolastica e lo spauracchio della teoria del genere per gli studenti:«Facciamo circolare messaggi chiari ma se ciò non dovesse bastare passeremo a strumenti legali»
di Michele Sasso
Gender a scuola, Stefania Giannini attacca: È una colossale truffa, pronti alla denuncia

«Lo voglio dire con chiarezza: chi ha parlato e continua a parlare di teoria di genere in relazione al progetto educativo del Governo Renzi sulla scuola, compie una truffa culturale» ha affermato il ministro dell’istruzione Stefania Giannini, ospite di Radio 24. E ha aggiunto:«Si tratta di una colossale truffa ai danni della società. Facciamo circolare chiarimenti, lanciamo messaggi chiari ma se ciò non dovesse bastare credo ci sia una responsabilità irrinunciabile di passare a strumenti legali».

Al centro dello scontro tra neoconservatori cattolici e il ministero di via Trastevere c’è l’articolo uno della Buona scuola che al comma 16 punta a prevenire la violenza di genere, fermare le discriminazioni e la spirale del femminicidio.
Completamente travisato ha innescato una reazione furiosa del popolo del family day che è sceso in piazza a giugno a Roma scandendo questi slogan:«Sterco del demonio, si vogliono insegnare giochi erotici ai bambini dell’asilo».

E via una serie di diffide, incontri, messaggi allarmistici e farneticanti:  « i vostri figli saranno istigati all’omosessualità, saranno invitati alla masturbazione precoce fin dalla culla [1] , cpotrebbero essere obbligati ad assistere a proiezioni di filmati pornografici, fino ad arrivare a correre il rischio di sentirsi obbligati ad avere rapporti carnali con bambini dello stesso sesso».

Per smontare questa onda montante di falsi ed esagerazioni è stato diffuso anche un chiarimento ufficiale per tutelare la scuola e la sua autonomia.

«Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di  discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo» si legge nella nota del Miur. [2]

Fuori dalle aule c’è una parte di società che ha deciso di reagire, opponendosi a chi cerca di seminare il panico diffondendo informazioni false e strumentali, con l’esempio e le azioni di chi crede in una scuola pubblica, plurale e inclusiva.

Il prossimo week-end si daranno appuntamento a Roma alla scuola Carlo Cattaneo con l’iniziativa “Educare alle Differenze”. [3]

Dietro ci sono 250 promotori tra associazioni, gruppi di ricerca, comitati genitori, insegnanti, docenti universitari, case editrici, attivisti Lgbt, e rappresentanti delle istituzioni impegnati per due giorni di formazione, laboratori, scambio di buone pratiche e strumenti didattici.

Il filo rosso che si sono dati gli organizzatori e partecipanti è la valorizzazione delle differenze, il contrasto alla violenza di genere e al bullismo omofobico dentro e fuori la scuola.

pubblicato il 16/09/2015 su L’Espresso [4]