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Educazione genere, associazioni fanno rete: “Ostacolati da cattolici e forze di destra”

Il fatto quotidianoIl primo incontro nazionale è in programma a Roma il 20 e 21 settembre prossimo. Promosso da Alice e Scosse e sostenuto da oltre 150 realtà, vuole creare una mappatura delle iniziative dedicate al contrasto degli stereotipi: “Una necessità”, spiegano gli organizzatori, “per contrastare gli attacchi di ambienti cattolici e forze di destra”

di Stefania Prandi [1] | 1 [2] settembre 2014 [3]

Il primo incontro nazionale sull’educazione al genere nelle scuole è in programma a Roma il 20 e 21 settembre. Il meeting “Educare alle differenze” [4] è promosso dalle associazioni Stonewall, il progetto Alice e Scosse, sostenuto da oltre 150 realtà collettive e patrocinato dall’assessorato Scuola e pari opportunità di Roma. Obiettivo dell’appuntamento: la creazione di una rete e di una mappatura dei progetti dedicati al contrasto degli stereotipi di genere, cioè i pregiudizi [5] che portano a pensare che esistano ruoli “per natura” femminili e maschili e che fanno sì, ad esempio, che le donne vengano considerate maggiormente propense alla cura dei figli e della casa e meno inclini al lavoro, alla carriera e al comando degli uomini. Gli stereotipi di genere riguardano anche la sfera dell’orientamento e dell’identità sessuale e portano a percepire le persone omosessuali e transessuali come diverse dalla norma e per questo inadeguate ad una serie di diritti tra cui quello a una famiglia.

“Educare alle differenze” prevede tavoli di lavoro basati sulle fasce scolastiche di riferimento dei corsi (asilo, primarie e secondarie) e su temi specifici: come gli stereotipi producono discriminazione e diseguaglianze; il ruolo dell’educazione sentimentale e sessuale; la formazione gli insegnanti. Gli organizzatori spiegano che alla base della due giorni c’è anche la “necessità di contrastare la battaglia contro l’educazione alla differenza e gli studi di genere promossa da ambienti cattolici e forze di destra”. Un’ “offensiva” che è cominciata dopo che l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) ha emanato la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere per il 2013-2015” [6] e ha promosso la diffusione dei libretti “Educare alla diversità”. Si tratta di opuscoli realizzati da psicologi e psicoterapeuti [7] contro l’omofobia mai distribuiti anche a causa della stroncatura del presidente della Cei Angelo Bagnasco che li ha definiti una “strategia persecutoria contro la famiglia” [8].

Lo scorso aprile due insegnanti del liceo Giulio Cesare di Roma sono stati denunciati dalle associazioni Giuristi per la vita e Pro vita onlus per avere fatto leggere il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei”, in cui si descrive un rapporto omosessuale tra due giocatori. Sempre a Roma il corso “La scuola fa la differenza”, organizzato da Scosse e Archivia, è stato contestato dal movimento integralista cattolico Militia Christi che ha consegnato a tutti i dirigenti degli istituti coinvolti una lettera con l’invito a “negare accesso a queste subdole e gravissime prevaricazioni educative su minori”. E ancora: a Milano le associazioni Age, Agesc, Faes hanno invitato i genitori delle scuole paritarie religiose alla riunione contro i corsi di genere perché “per questi argomenti, visto che si tratta di ragazzi, basta la famiglia”.

La Regione Lombardia, a fine luglio, è intervenuta sulla questione approvando la mozione per la tutela “della famiglia naturale”. La Regione contesta l’Unar per avere “realizzato una campagna contro l’orientamento eterosessuale” e le linee guida per l’educazione sessuale dell’Unione europea [9] che seguono le indicazioni dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) “colpevoli”, nella fascia di età fra i 4 e 6 anni, “di introdurre la masturbazione infantile precoce”. Immediata la replica delle associazioni laiche che hanno inviato una richiesta formale. [10] per potere avere chiarimenti “su un atto gravissimo che rappresenta un attacco alla laicità di dimensioni potenzialmente devastanti. Vogliamo capire – dice Luisa Bordiga, coordinatrice della Consulta milanese per la laicità delle istituzioni [11] – su quali basi la Regione adotta un modello di famiglia “naturale”, in quale modo la Strategia Unar attuerebbe una propaganda “omosessualista” e quale sarebbe il passaggio del documento europeo che esorterebbe all’insegnamento della masturbazione infantile”.

Anche a Verona, a fine luglio, il Comune ha dichiarato guerra ai corsi di genere approvando una mozione per monitorare l’educazione affettiva e sessuale all’interno delle scuole, per evitare che vengano trasmessi “messaggi difformi dai principi morali e religiosi”. La delibera, che prende esplicitamente di mira l’Unar, è stata definita “omofobica” da Sergio Lo Giudice, senatore Pd, che ha presentato un’interrogazione parlamentare [12] in cui sottolinea “la gravità della creazione di liste di proscrizione per gli insegnanti” con tanto di “punto di raccolta delle segnalazioni dei genitori e dei docenti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità che risultino in contrasto con i principi morali e religiosi”.

pubblicato l’1/09/2014 su http://goo.gl/uHiX0x [13]