educare_confrontiNoi del Circolo DonneMujeresWomen abbiamo aderito alle giornate. Vi ringraziamo tanto per averci creduto e dato vita a un incontro così partecipato. E’ stato incoraggiante vedere quante persone e associazioni lavorino su questo tema, con creatività e passione. Desideriamo condividere due reazioni da parte nostra, nella speranza di aver solo iniziato un percorso…

Patrizia Morgante dice: “Io sono cattolica e vivo con disagio questa frattura che su questo tema si è creata e va aumentando tra le realtà più laiche e progressiste e una parte della Chiesa cattolica, che vede nel Gender, quasi un’eresia. Non voglio nascondere neanche il disagio che, talvolta, alcune posizioni molto rigide possano creare un clima di minaccia e di paura.
Come cattolica ed educatrice credo che l’educazione non possa che essere interculturale, attenta all’affettività e al rispetto delle differenze di genere. Allo stesso tempo, credo che l’identità di una persona sia uno spazio così sacro e delicato che, per assumere posizioni anche legislative e politiche, richiede un confronto basato sull’ascolto e la fiducia delle diverse posizioni. Nessuno possiede la verità, la possiamo costruire insieme.
Alla luce di queste idee, sento che sia necessario avviare un dialogo sereno, autentico e nonviolento con chi, nella Chiesa, desidera aprire un varco di confronto sulle tematiche di genere. Io da dentro, mi accorgo che, spesso, le posizioni sono solo frutto di indottrinatmento e ignoranza, nel senso proprio di non conoscere il tema o aver ascolato solo una prospettiva.
A me piacerebbe molto che si facesse una tavola rotonda a più voci, altrimenti la frattura che si va creando sarà dannosa soprattuto per il raggiungimento di obiettivi di eguaglianza nel nostro paese. L’Italia ha un’impronta cattolica molto forte, nel bene e nel male. Non si può non fare i conti con questo immaginario.”

Giovanna D’Ari: “Ho partecipato all’incontro per saperne di più. Ho 63 e queste tematiche meritano momenti di approfondimento per evitare valutazioni superficiali frutto di pregiudizi e/o ignoranza.
La biologia e i modelli culturali, la fluidità tra maschile e femminile, le famiglie tradizionali e le famiglie arcobaleno, generalizzare o valutare i singoli casi; questi gli interrogativi  che dall’incontro mi ronzano in testa.
Ho la necessità di continuare a documentarmi anche se sono certa che  la formazione non può che essere laica.
La cultura cattolica è parte del nostro essere, ma noi tutti non possiamo ignorare che la multiculturalità è il nostro tempo.  Ignorare tale realtà è come vivere fuori dal contesto reale.
Probabilmente soltanto la ferma volontà di costruire una cittadinanza fondata sui  diritti  può mitigare gli eccessi di posizioni opposte. Non abbiamo bisogno di un nuovo  partito dei guelfi e del ghibellini, dobbiamo trovare la strada per una  riconciliazione reale.
Educare ed educarci al benessere delle persone, al rispetto del loro privato. Modificare il nostro linguaggio,  trovare nella valorizzazione delle differenze le indicazioni per costruire un nuovo di cui personalmente non so ancora individuare modelli culturali realmente inclusivi.”

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